Akropolis

Il presente volume è la prima traduzione italiana di Akropolis, dramma di Stanisław Wyspiański composto nel 1904. 

Come in un odierno ‘museo virtuale’, i personaggi scendono giù da monumenti e arazzi della cattedrale di Cracovia e si animano, dando vita a una fantasmagoria poetica che unisce e fonde epoche e matrici diverse – greco-latina, ebraica, polacca – dell’unica ecumene culturale europea.

Una sintesi delle culture che avrebbe poi ispirato un maestro del teatro del Novecento come Jerzy Grotowski, il quale, nel 1962, reinterpreterà Akropolis ambientandolo non in una cattedrale, bensì in un campo di sterminio, quale tragico risultato e culmine della storia europea.

La postfazione di Dariusz Kosiński si concentra su scopi e modi della rilettura grotowskiana del capolavoro di Wyspiański.

A cura di Andrea Ceccherelli e Katarzyna Woźniak.

Stanisław Wyspiański

(1869-1907), si forma come pittore all’Accademia di Belle Arti di Cracovia sotto la guida di Jan Matejko e si perfeziona successivamente a Parigi.

Tornato a Cracovia, si afferma inizialmente come artista visivo: pittore, grafico e disegnatore di vetrate.

Solo nel 1898, complice la frequentazione del teatro negli anni parigini, esordisce come drammaturgo e si impone, nel giro di pochi anni, come protagonista assoluto nel panorama letterario e teatrale polacco.

È autore di versi, rapsodie e una ventina di drammi, oltre che scenografo, costumista, regista e teorico del teatro.

​Per questa vasta e multiforme attività, è considerato il primo grande riformatore della scena teatrale polacca.

Akropolis è, insieme alle Nozze, una delle sue opere maggiori.